Per chi opera sulle banchine di un porto della rete TEN-T, il cold ironing non è più un tema da convegno. Con il Regolamento (UE) 2024/1679, adottato definitivamente il 13 giugno 2024, molti scali italiani — tra cui quelli inseriti nella rete Comprehensive come terminal strada-ferrovia — si trovano oggi di fronte a scadenze normative precise e vincolanti.

Entro il 31 dicembre 2031, le imprese portuali che operano in questi scali dovranno confrontarsi con un porto profondamente cambiato dal punto di vista energetico e operativo. Capire cosa significa concretamente, e quando iniziare a muoversi, è oggi una priorità per chiunque lavori ogni giorno sulle banchine.

Cos'è il cold ironing e perché se ne parla adesso

Il cold ironing — chiamato anche shore power o fornitura elettrica da terra — è il sistema che consente alle navi ormeggiate di spegnere i propri motori ausiliari e alimentarsi direttamente dalla rete elettrica del porto. Invece di bruciare carburante per produrre energia a bordo, la nave si collega a una presa a banchina, come un’automobile che si ricarica in garage.

Il nome deriva dalla tradizione marinara: quando i motori vengono spenti, il ferro della nave si raffredda — diventa, appunto, cold.

Fino a pochi anni fa era una tecnologia presente solo nei porti più avanzati del Nord Europa. Oggi è al centro della politica europea sui trasporti per una ragione precisa: le navi ormeggiate sono una fonte significativa di inquinamento urbano e portuale. I motori ausiliari di una nave ferma in banchina per ore producono emissioni di CO₂, NOₓ e particolato paragonabili a quelle di migliaia di veicoli. Il cold ironing elimina queste emissioni alla fonte.

Il Regolamento AFIR: cosa prevede e chi riguarda

Il quadro normativo di riferimento è il Regolamento (UE) 2023/1804, noto come AFIR (Alternative Fuels Infrastructure Regulation), entrato in vigore nel 2023 e che fissa obblighi precisi per i porti della rete TEN-T.

Le scadenze differenziate per livello di rete

Il regolamento introduce una distinzione fondamentale tra i due livelli della rete TEN-T:

  • Rete Core (rete centrale) → obbligo di cold ironing entro il 31 dicembre 2029
  • Rete Comprehensive (rete globale) → obbligo di cold ironing entro il 31 dicembre 2031

Per le imprese portuali che operano negli scali della rete Comprehensive — tra cui diversi porti dell’Adriatico centrale come Ortona — la scadenza è il 2031. Due anni in più rispetto ai grandi hub della rete Core. Non è un vantaggio da sprecare: è una finestra di tempo da usare bene.

Chi è obbligato e per quali navi

L’obbligo si applica in modo progressivo per tipologia di nave:

  • Navi container e navi passeggeri nei porti TEN-T Core: dal 2030
  • Navi Ro-Ro passeggeri e traghetti nei porti TEN-T Core: dal 2030
  • Porti TEN-T Comprehensive: dal 2032 per le navi container, con adeguamento infrastrutturale richiesto entro il 2031

Lo stato di avanzamento nei porti adriatici

Lungo la dorsale adriatica il livello di avanzamento è disomogeneo. Nei porti della rete Core — Venezia, Ancona, Bari — le Autorità di Sistema Portuale sono già in fase di progettazione avanzata o di cantiere per i sistemi di shore power. Chi opera in quei porti si sta già confrontando con i primi cambiamenti procedurali.

I porti più avanzati

  • Bari e Brindisi: l’AdSP dell’Adriatico Meridionale ha avviato investimenti nell’ambito di un piano infrastrutturale da 728 milioni di euro, con 34 milioni dedicati all’elettrificazione delle banchine
  • Venezia: in fase di implementazione per le banchine passeggeri e container
  • Ravenna: progettualità in corso, tema centrale del festival DePortibus 2026

Negli scali della rete Comprehensive la fase è ancora preliminare. Per le imprese portuali che vi operano, questo significa avere ancora tempo — ma non troppo — per capire cosa cambierà nel proprio lavoro quotidiano e come prepararsi.

Cosa cambia concretamente per chi opera sulle banchine

Questo è il punto che riguarda più da vicino le imprese portuali. Il cold ironing non è solo un adeguamento infrastrutturale che compete all’Autorità Portuale. Cambia in modo diretto il lavoro di chi gestisce le operazioni in banchina, su almeno tre livelli:

  • Procedure operative: le navi in sosta dovranno essere allacciate alla rete elettrica. Questo richiede personale formato, protocolli specifici di connessione e disconnessione, e coordinamento puntuale con l’armatore e il comandante della nave
  • Condizioni di lavoro: le banchine con navi a motori spenti sono ambienti più silenziosi, meno inquinati e più sicuri per chi ci lavora ogni giorno
  • Documentazione e tracciabilità: l’energia fornita via shore power dovrà essere misurata e certificata, poiché rientra nel sistema di monitoraggio delle emissioni previsto dal FuelEU Maritime

Un aspetto che spesso sfugge: le navi che non trovano infrastrutture adeguate tendono a preferire scali alternativi. In un Adriatico sempre più competitivo, la disponibilità di cold ironing diventerà un criterio di scelta per le compagnie di navigazione. Operare in un porto attrezzato sarà un vantaggio competitivo anche per le imprese portuali.

Il collegamento con FuelEU Maritime e la transizione energetica

Il cold ironing non è una misura isolata. Si inserisce in un quadro normativo più ampio che sta ridisegnando la logistica energetica dei porti europei e che impatta direttamente sulle imprese che vi operano.

I regolamenti collegati

Il Regolamento FuelEU Maritime fissa obiettivi progressivi di riduzione dell’intensità dei gas serra per le navi che scalano porti europei: -2% dal 2025, -6% dal 2030, -14,5% dal 2035, fino al -80% nel 2050. L’energia elettrica da terra contribuisce direttamente al raggiungimento di questi obiettivi, riducendo le emissioni durante la sosta portuale.

Il sistema EU ETS (Emissions Trading System) include dal 2024 il trasporto marittimo: le compagnie devono acquistare quote di emissione per le CO₂ prodotte. Un porto con cold ironing permette agli armatori di risparmiare sulle quote ETS — un vantaggio economico concreto che influenza direttamente le decisioni di scalo.

Come prepararsi: le prossime tappe per gli operatori portuali

Il 2031 sembra lontano, ma per un’impresa portuale prepararsi al cold ironing non significa aspettare che le infrastrutture siano pronte. Significa iniziare adesso a costruire le competenze e i processi necessari per operare in un porto elettrificato.

Le tappe concrete su cui un operatore portuale dovrebbe concentrarsi nell’immediato sono:

  • Monitorare l’avanzamento dei piani infrastrutturali dell’Autorità di Sistema Portuale di riferimento
  • Formare il personale sulle procedure di connessione e disconnessione shore power
  • Aggiornarsi sui regolamenti collegati — AFIR, FuelEU Maritime, EU ETS — per capire come si intrecciano con l’operatività quotidiana
  • Dialogare con gli armatori per capire quali navi già dispongono di sistemi compatibili con il cold ironing
  • Partecipare ai tavoli di settore dove si definiscono gli standard operativi nazionali

Una stima realistica dei tempi tecnici per dotare un porto di sistemi di shore power prevede tra i 3 e i 5 anni tra progettazione, iter autorizzativi e installazione. Chi non inizia a muoversi entro il 2026-2027 rischia di arrivare impreparato.

Conclusioni

Il cold ironing arriverà nei porti della rete TEN-T Comprehensive entro il 2031. Per le imprese portuali che operano in questi scali non si tratta di una trasformazione lontana o astratta: è un cambiamento concreto che investirà le procedure operative, la formazione del personale e il rapporto quotidiano con armatori e compagnie di navigazione.

Conoscere le scadenze, seguire l’evoluzione normativa e iniziare a prepararsi oggi non è un esercizio burocratico. È il modo più efficace per trasformare un obbligo normativo in un vantaggio competitivo reale. I porti e le imprese che arrivano preparati attireranno più traffico. Quelli che aspettano rischiano di rincorrere.

Domande frequenti (FAQ)

1. Chi finanzia le infrastrutture di cold ironing nei porti italiani?

Le infrastrutture di cold ironing possono essere finanziate attraverso il programma europeo CEF (Connecting Europe Facility), che stanzia 25,81 miliardi di euro nel periodo 2021-2027 per le reti TEN-T. I porti inseriti nella rete — sia Core che Comprehensive — sono eleggibili proprio perché soggetti agli obblighi AFIR. Anche i fondi PNRR hanno finanziato interventi di elettrificazione delle banchine in diversi scali italiani.

2. Cosa succede se un porto non si adegua entro la scadenza prevista?

Il Regolamento AFIR responsabilizza gli Stati membri sul rispetto delle scadenze. In caso di inadempienza, la Commissione può avviare procedure di infrazione. Per le imprese portuali le conseguenze indirette sono concrete: un porto non adeguato perde attrattività verso le compagnie di navigazione che cercano scali elettrificati per ridurre i costi EU ETS.

3. Le navi attualmente in servizio sono già attrezzate per il cold ironing?

Non tutte. Le navi di nuova costruzione sono generalmente progettate con sistemi shore power integrati, mentre molte navi più datate richiedono interventi di retrofit. Per un operatore portuale è utile iniziare a mappare quali armatori dispongono già di navi compatibili, per pianificare le procedure operative con anticipo.

4. Il cold ironing si applica anche alle navi da pesca e alle imbarcazioni minori?

No. Gli obblighi di cold ironing si applicano esclusivamente alle navi mercantili che scalano i porti TEN-T, con soglie minime legate alla stazza lorda e alla tipologia di traffico. Navi da pesca, imbarcazioni da diporto e mezzi minori non rientrano nell'ambito di applicazione del Regolamento AFIR.

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