Chi gestisce spedizioni via mare sa che il 2026 non assomiglia a nessun anno precedente. Non per un singolo evento, ma per la sovrapposizione di tre fattori simultanei che stanno ridisegnando completamente il quadro operativo: le tensioni nel Medio Oriente con la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, i dazi USA al 15% sulle merci europee entrati in vigore a febbraio, e la volatilità dei noli che rende ogni pianificazione più difficile.

Per chi lavora nelle spedizioni marittime internazionali, il problema non è capire se le cose stanno cambiando. È capire come adattarsi a cambiamenti che si sovrappongono e si amplificano a vicenda.

Lo scenario attuale: tre fattori che si sommano

Il punto di partenza per comprendere l’evoluzione delle spedizioni marittime internazionali nel 2026 è riconoscere che non si tratta di una crisi singola, ma di uno scenario complesso generato da tre dinamiche distinte che agiscono contemporaneamente.

La chiusura dello Stretto di Hormuz

A partire da marzo 2026, le principali compagnie di navigazione — MSC, Maersk, CMA CGM, Hapag-Lloyd — hanno sospeso le prenotazioni per i porti del Golfo Persico. Lo Stretto di Hormuz è di fatto chiuso al traffico commerciale. Le coperture assicurative P&I per la regione sono state rimosse, rendendo il transito economicamente impossibile anche in caso di miglioramento della situazione militare.

I dazi USA al 15%

Con un proclama presidenziale del 20 febbraio 2026, l’amministrazione Trump ha introdotto dazi al 15% su tutte le merci europee. Per un esportatore italiano, sommando dazio e svalutazione del dollaro — che ha perso il 13% rispetto all’euro dall’insediamento di Trump — l’onere complessivo arriva al 21%. Il risultato è una diffusa esitazione nelle prenotazioni: gli esportatori non cancellano le spedizioni, ma accorciano i cicli di pianificazione e rimandano le decisioni.

La volatilità dei noli

L’indice Drewry sui noli spot a febbraio 2026 segnava 1.899 dollari per FEU, alla settima flessione consecutiva. I noli sono in discesa strutturale, ma la volatilità rimane alta. Per chi pianifica spedizioni via mare su orizzonti medio-lunghi, questa incertezza complica enormemente i contratti e le previsioni di costo.

Le rotte cambiano: impatti concreti sui tempi e sui costi

La chiusura di Hormuz e la persistente instabilità del Mar Rosso stanno costringendo le compagnie a ripensare le rotte in modo strutturale. Le navi che un tempo transitavano per Suez circumnavigano oggi l’Africa via Capo di Buona Speranza, con conseguenze operative dirette per chi gestisce spedizioni marittime internazionali:

  • Aumento dei tempi di transito del 30-40% rispetto alle rotte tradizionali
  • Ritardi nelle consegne fino a due settimane rispetto ai tempi pre-crisi
  • Aumento dei costi di carburante per le tratte più lunghe
  • Sovrapprezzi assicurativi sulle rotte che attraversano aree ad alto rischio

MSC ha risposto con il lancio di un nuovo servizio espresso Europe–Red Sea–Middle East Express, con prima partenza da Anversa il 10 maggio 2026. Un segnale che le compagnie stanno cercando soluzioni, ma che le rotte del passato non sono ancora recuperabili.

I dazi USA e l'incertezza sulle rotte transatlantiche

L’impatto dei dazi americani sulle spedizioni marittime internazionali verso gli Stati Uniti è più sottile di quanto sembri. I volumi non sono crollati nell’immediato, ma il comportamento degli operatori è cambiato in modo significativo.

Il fenomeno dell’esitazione

Secondo le analisi di Sogese, operatore specializzato nel mercato dei container, gli esportatori italiani non stanno cancellando le spedizioni ma stanno adottando una pianificazione sempre più tattica: cicli di prenotazione più brevi, decisioni rinviate, attesa di maggiore chiarezza normativa. Questo si traduce in modelli di domanda irregolari che complicano la gestione operativa per tutti gli attori della filiera.

I dati parlano chiaro: nei primi sei mesi del 2026 i porti americani dovrebbero movimentare circa 12,3 milioni di TEU, con una flessione dell’1,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A luglio e agosto si prevede un ulteriore calo rispettivamente dell’8% e del 6%.

La dogana diventa un nodo strategico

In questo contesto di instabilità, la gestione doganale nelle spedizioni via mare ha assunto un peso che fino a pochi anni fa non aveva. La dogana non è più solo un passaggio burocratico: è diventata un nodo strategico nella competitività di ogni operazione di import-export.

I nuovi fattori di complessità doganale

Le tensioni geopolitiche hanno moltiplicato le variabili da gestire in fase di sdoganamento:

  • Verifiche sull’origine delle merci: le autorità doganali utilizzano sistemi digitali avanzati per verificare la provenienza reale dei prodotti, contrastando fenomeni di triangolazione commerciale
  • Controlli dual-use: merci che possono avere applicazioni sia civili che militari sono soggette a verifiche sempre più stringenti
  • Sanzioni internazionali: il quadro sanzionatorio legato a Russia, Iran e altri Paesi impone una compliance puntuale su ogni spedizione
  • Dazi antidumping: in crescita su diverse categorie merceologiche, con impatti diretti sui costi di importazione

Per le imprese che gestiscono spedizioni marittime internazionali, affidarsi a un partner doganale competente non è più un’opzione accessoria. È un elemento centrale della strategia operativa.

L'impatto sull'Adriatico e sulle rotte verso i Balcani

Per chi opera nel Mar Adriatico, questo scenario globale si traduce in dinamiche specifiche che meritano una lettura separata. Gli scambi Italia-Balcani hanno superato i 10 miliardi di euro nei primi undici mesi del 2025, con una crescita trainata anche dal reshoring di alcune produzioni verso l’Europa orientale.

L’Adriatico come direttrice alternativa

La crisi delle rotte tradizionali ha accelerato l’interesse verso la direttrice adriatica come corridoio alternativo per i traffici con l’Est Europa e i Balcani. I porti dell’Adriatico centrale si trovano in una posizione geografica privilegiata per intercettare questi flussi. Tuttavia, per sfruttare questa opportunità le imprese che gestiscono spedizioni via mare in questa area devono fare i conti con:

  • Infrastrutture ancora in sviluppo negli scali minori
  • Connessioni intermodali ferro-porto non ancora ottimali
  • Procedure doganali che variano significativamente tra i diversi Paesi balcanici

Il potenziale c’è. Ma richiede una gestione operativa e doganale più sofisticata rispetto alle rotte consolidate.

Come gestire l'incertezza: indicazioni operative

In uno scenario così volatile, la gestione delle spedizioni marittime internazionali richiede un approccio più flessibile e reattivo rispetto al passato. Alcune indicazioni operative concrete per chi lavora nel settore:

  • Accorciare gli orizzonti di pianificazione: contratti spot o di breve periodo permettono di adattarsi più rapidamente ai cambiamenti di rotta e di tariffa
  • Diversificare i vettori: affidarsi a un unico carrier aumenta l’esposizione ai rischi operativi in un mercato instabile
  • Monitorare il quadro doganale in tempo reale: le normative cambiano rapidamente — dazi, sanzioni, restrizioni export — e un aggiornamento costante riduce il rischio di blocchi e ritardi
  • Valutare rotte alternative: la direttrice adriatica e le spedizioni via mare verso i Balcani offrono opportunità che in passato erano considerate marginali
  • Collaborare con partner doganali esperti: la complessità crescente delle procedure rende indispensabile un supporto specializzato nella gestione delle pratiche di import-export

Conclusioni

Le spedizioni marittime internazionali nel 2026 si muovono in un contesto profondamente diverso da quello a cui il settore era abituato. Hormuz chiuso, dazi USA, noli volatili e dogana sempre più complessa non sono fattori temporanei: sono segnali di una trasformazione strutturale che richiede un adattamento altrettanto strutturale.

Per chi opera nel settore marittimo e logistico, la risposta non può essere attendere che la situazione si stabilizzi. Significa costruire oggi la flessibilità operativa, le competenze doganali e le relazioni con i partner giusti per navigare in un mercato che non tornerà a essere quello di prima.

Domande frequenti (FAQ)

1. Perché i costi delle spedizioni marittime internazionali sono aumentati nel 2026?

L'aumento dei costi è legato alla sovrapposizione di più fattori: la chiusura dello Stretto di Hormuz ha costretto le navi a circumnavigare l'Africa, allungando i tempi di transito del 30-40%. A questo si aggiungono i sovrapprezzi assicurativi sulle rotte ad alto rischio e i dazi USA al 15% sulle merci europee, che pesano in modo significativo sulle spedizioni via mare verso il mercato americano.

2. Le spedizioni marittime internazionali verso i Balcani sono ancora convenienti?

Sì, e in alcuni casi lo sono diventate ancora di più. La crisi delle rotte tradizionali ha rafforzato l'interesse per la direttrice adriatica come corridoio alternativo. Gli scambi Italia-Balcani hanno superato i 10 miliardi di euro nei primi undici mesi del 2025. Per chi opera nell'Adriatico centrale, le spedizioni marittime internazionali verso Est rappresentano oggi un'opportunità concreta.

3. Come stanno reagendo le grandi compagnie di navigazione alla crisi delle rotte?

Le compagnie si stanno adattando con nuovi servizi. MSC ha lanciato il servizio espresso Europe–Red Sea–Middle East Express con prima partenza il 10 maggio 2026. Maersk e CMA CGM stanno rivedendo gli itinerari sulle rotte Asia-Europa. Il mercato si sta riorganizzando, ma la stabilità delle rotte tradizionali non è ancora recuperata.

4. Cosa rischia chi gestisce spedizioni via mare senza un supporto doganale aggiornato?

Rischia blocchi, ritardi e sanzioni. Il quadro normativo doganale nel 2026 è in continua evoluzione: nuovi dazi, verifiche sull'origine delle merci, controlli dual-use e sanzioni internazionali rendono indispensabile un supporto specializzato. Affidarsi a partner non aggiornati sulle ultime normative può tradursi in costi imprevisti e fermi operativi.

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